La nobiltà delle origini
Lo Sciacchetrà nasce dall'appassimento di tre particolari vitigni: bosco (80%), vermentino (15%) e albarola (5%). Il bosco, tipico nelle Cinque Terre, ama il sole, il riverbero del mare. È considerato "un vitigno bianco dall'anima rossa". Da qui, la sua forza un po' selvatica (che gli dà il nome).
Il vermentino, diffuso in tutto il Mediterraneo nord-occidentale, si coltiva da secoli; ben maturato, dà aromi fruttati e floreali.
L'albarola vive bene a quote medio-alte. Della famiglia dei trebbiani, è diffusa nella la Riviera di Levante e nota come bianchetta genovese. Ha grappolo piccolo, acini serrati e un aroma fragrante che aggiunge eleganza ai vini.

La prima selezione, severissima, è alla raccolta. I grappoli più maturi vengono adagiati, senza sovrapporli, in cassette che dalla vigna vengono traportate e impilate nel fruttaio. Qui si svolge l'appassimento, al buio e senza forzature, governando solo sulla apertura e chiusura delle finestre a seconda della differenza di umidità tra dentro e fuori. L'uva rimane in appassimento per circa due mesi, a seconda delle annate, durante i quali, periodicamente, le cassette vengono controllate, una per una, per scongiurare la formazione di muffe. L'ultima selezione avviene alla diraspatura, rigorosamente manuale, acino per acino. Poi, sempre a mano, si pigia l'uva, inizia la fermentazione con la macerazione delle bucce per circa otto giorni. Alla svinatura separate le bucce dal mosto-vino, la fermentazione continua sino ad arrestarsi con il raggiungimento di un equilibrio naturale tra zuccheri ed alcol. Prosegue l'affinamento per un anno e mezzo tra acciaio e legno a seconda delle annate.
Mistero del nome