Le Cinque Terre
Chi pensa, oggi, alle Cinque Terre pensa ad un angolo di paradiso.
Non era così nei secoli in cui questi 15 chilometri di costa, da Levanto a La Spezia, erano brulli, disabitati, difficilmente percorribili via terra e, a causa dei pirati saraceni, pericolosi anche via mare.
È il duro lavoro che ha trasformato questa zona, impervia e quasi disabitata, nella meraviglia che vediamo oggi. Prima, il lavoro dei monaci benedettini, che nel secolo XI iniziarono a coltivare la vite nella zona. Poi quello dei contadini che continuarono quell'incredibile impresa per "rubare" ai monti il terreno dove far attecchire la vite. Nel XII secolo, la presenza di soldati genovesi e pisani garantì quel tanto di sicurezza da richiamare dall'interno verso la costa nuovi abitanti, che diventarono vignaioli. Da allora, non si è più interrotta l'opera "ciclopica" di terrazzamento con muretti a secco per la vite e l'olivo. Gli abitanti di Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore, hanno reso più dolce, e quasi perfetta, l'aspra, essenziale bellezza delle Cinque Terre. Uno dei rari casi in cui gli uomini hanno migliorato, la natura, anziché distruggerla.

Benché la viticoltura fosse già praticata nell'antichità classica, è nel tardo Medio Evo che il vino delle Cinque Terre comincia la sua storia. Nei secoli XIV e XV già lo si esportava e i viaggiatori ne scrivevano, parlando di "contadini che piantano e coltivano vini sospesi a funi su aspri dirupi". Vernazza, lo scalo più sicuro, e quindi porto d'imbarco del vino di tutte le Cinque Terre verso la Francia, il Belgio e l'Inghilterra, dà, per questo motivo, il nome alla "Vernaccia" vino divenuto rapidamente famoso.